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Trust famigliare

Trust a tutela dei beni di famiglia.

E’ indubbio che i rapporti familiari sono oggi caratterizzati da estrema complessità e variabilità cui non segue adeguata copertura legislativa.

Il fenomeno delle famiglie allargate o delle unioni di fatto genera necessità di tutela alla stregua del matrimonio; tutela che non può essere concessa con i tradizionali istituti che faticano a stare al passo con esigenze di relazioni affettive vieppiù variabili e complesse.

Con riguardo alla protezione patrimoniale degli affetti il ricorso al trust offre opportunità sia nella fase fisiologica di costituzione e di svolgimento del rapporto che in quella patologica di rottura del rapporto per separazione, divorzio od altro.

Nella fase fisiologica le esigenze che normalmente sono avvertite riguardano il campo della protezione patrimoniale destinata a garantire la migliore qualità della vita possibile per i propri figli o il proprio coniuge.

In caso di necessità è opportuno che il patrimonio familiare sia protetto da possibili ingerenze esterne causa spesse svolte di depauperamento assicurandone al contempo la migliore redditività possibile.

In caso di crisi di coppia il conferimento in trust di beni può garantire l’adempimento di obbligazioni assunte dai coniugi o imposte dall’Autorità giudiziaria.

Prevenire inoltre il clima di tensione, che inevitabilmente si istaura, può aiutare a proteggere i minori in quanto soggetti maggiormente danneggiati dalla conflittualità creatasi.

Il punto di vista tradizionale: il fondo patrimoniale, il patto di famiglia, i vincoli di destinazione.

Lo strumento che tradizionalmente il codice civile destina alla protezione della famiglia è il fondo patrimoniale.

Questo istituto è una convenzione matrimoniale tra coniugi mediante la quale si attua una destinazione di beni al soddisfacimento dei bisogni della famiglia e può essere costituito da uno od entrambi i coniugi oppure da un terzo. In quest’ultimo caso il fondo si perfeziona con l’accettazione dei coniugi che può avvenire anche con atto successivo all’istituzione.

Il fondo patrimoniale attua una segregazione patrimoniale dei beni ed in quanto tale il patrimonio ivi inserito non è aggredibile dai creditori.

Il fondo patrimoniale ha i seguenti limiti:
  • Può essere istituito solo in presenza di famiglia legittima
  • Cessa con il cessare della famiglia (divorzio, decesso di uno o entrambi i coniugi)
  • Possono essere vincolati solo beni immobili o beni mobili registrati (non possono essere vincolate somme di denaro e molti dubbi vi sono per il vincolo di quote di srl o azioni)

I conviventi non possono quindi utilizzare il fondo patrimoniale.

Il trust invece non è soggetto alle limitazioni sopra menzionate conseguentemente, può gestire fattispecie che il fondo patrimoniale non è in grado di governare e che invece rappresentano i casi in cui si sente maggiormente la necessità di protezione.

Il patto di famiglia consente di trasferire l’azienda famigliare ad uno o più discendenti assicurandone continuità nella gestione attraverso l’individuazione di uno o più discendenti (figli, nipoti) dell’imprenditore ritenuti idonei alla gestione dell’azienda o delle partecipazioni.

Contemporaneamente il patto di famiglia consente la liquidazione di quanto dovuto ai legittimari non assegnatari dell’azienda o delle partecipazioni.

La successione attuata mediante patto di famiglia non consente la trasmissione dell’impresa al coniuge.

Quanto oggetto di patto di famiglia non sconta imposta di successione e donazione ai sensi dell’art. 3 D.lgs 346/90.

La norma fiscale agevola non solo la trasmissione dell’impresa ai discendenti ma anche al coniuge conseguentemente, volendo trasferire l’azienda al coniuge e non solo ai discendenti, occorrerà utilizzare strumenti diversi.

Il trust è la soluzione in quanto attraverso la redazione di apposite clausole sarà possibile:
  • ottenere l’agevolazione fiscale
  • conservare l’unitarietà del patrimonio
  • liquidare i legittimari non assegnatari
  • includere soggetti che la norma civile non consente di inserire

Ulteriore strumento che può essere utilizzato nell’ambito familiare (ma non solo) al fine di proteggere economicamente gli affetti è il vicolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c.

Questo strumento può avere ad oggetto comunque solo bene mobili iscritti in pubblici registri o beni immobili ed è carente nella regolamentazione delle vicende che caratterizzano il vincolo.

In buona sostanza il proprietario dell’immobile può imporre – attraverso il vincolo – che ad esempio i frutti dell’immobile vadano ad un determinato soggetto ma, se vuole avere la certezza che questo accada non può disinteressarsi delle vicende del vincolo.

L’affidamento in trust ad un diverso soggetto consentirà invece al disponente di avere la certezza che quella destinazione venga attuata anche disinteressandosi delle vicende che possono influenzare la realizzazione della finalità. (morte od incapacità del disponente).

Utilizzare dunque un trust per la gestione dei rapporti patrimoniali all’interno della famiglia consentirà di gestire i beni in favore dei congiunti nel rispetto delle esigenze dei singoli orientando il patrimonio alla tutela dei figli anche in termini prospettici prevenendo costose battaglie legali.

Vincenzo Stuppia



Dottore Commercialista e Revisore Legale. Registered Trust and Estate Practitioner. Professionista accreditato dall’Associazione il Trust in Italia.


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