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Trust e fiscalità indiretta

La reintroduzione del tributo successorio, avvenuta con il D.L. 262/2006, ha apportato un ampliamento delle fattispecie imponibili ricomprendendo non solo gli atti a titolo gratuito ma anche i vincoli di destinazione.

L’ampliamento è avvenuto senza porre la necessaria attenzione ai modi ed ai tempi con cui l’eventuale trasferimento di beni sia posto in essere dal disponente e, soprattutto, prescindendo dall’intento liberale.

L’A.f. con un approccio eccessivamente formalistico, prescindendo totalmente dall’analisi funzionale dell’atto e guardando solo al profilo strutturale e non agli effetti che l’atto è destinato a produrre nel tempo, ha stabilito che la mera istituzione del trust rileva ai fini successori e che non è necessario che si verifichi l’effettivo trasferimento dei beni.

L’A.f. sostiene che il vincolo di beni in trust è fin dall’origine posto in favore dei beneficiari del fondo per cui ai fini, della determinazione dell’aliquota, occorre guardare al rapporto disponente – beneficiari (del fondo).

Ma l’atto di conferimento di beni in trust non è un atto di attribuzione diretta di beni ed anche se si concretizza in una segregazione patrimoniale, non si esaurisce in essa.

Come ribadito dalla prevalente giurisprudenza di merito , anticipare l’effetto traslativo al momento dell’istituzione del trust, salvo poi considerare elemento dirimente il rapporto disponente –beneficiario del fondo, è un non senso logico giuridico in quanto se è rilevante quel rapporto devono essere rilevanti le fattispecie che incidono effettivamente nella sfera giuridica del beneficiario non le mere aspettative.

L’obbligazione tributaria nascerà solo quando la posizione beneficiaria potrà essere considerata vested quando cioè il beneficiario sarà titolare di una posizione quesita e non di una mera aspettativa circostanza che quasi mai si verifica in sede di atto istitutivo.

L’obbligazione tributaria nascerà ad esempio quando :
  • La categoria beneficiaria sia chiusa;
  • Il trustee, il guardiano o il disponente avranno scelto i beneficiari
  • Il trustee avrà esercitato il suo potere di anticipazione

Nel frattempo – come osservato dalla C.T.P. Salerno (sent. del 5.12.2012), l’atto andrà tassato ad imposta fissa o meglio, secondo l’intrinseca natura degli atti ai sensi dell’art. 20 D.P.R. 131/89.

Sarà quindi possibile qualificare (e tassare) gli effetti dell’atto piuttosto che l’atto stesso.

Tale impostazione consentirebbe- ad esempio - di tassare correttamente fattispecie che, allo stato, non godono di adeguata tutela.

Mi riferisco specificatamente ai trust per disabili nei quali il soggetto da assistere sarà – al più – beneficiario delle utilità o del reddito, mai del fondo.

Il fondo – o meglio – quanto del fondo dovesse residuare al termine di durata del trust, andrà a beneficio di altro soggetto che potrà o meno essere legato al disponente da rapporti di coniugio o parentela.

Utilizzando l’impostazione data dall’A.f. non sarà possibile quindi per il disabile fruire della franchigia agevolata in quanto il rapporto rilevante ai fini dell’attribuzione della franchigia e dell’aliquota sarà quello esistente tra disponente e beneficiario del capitale al quale, potrà anche non giungere nulla in quanto appunto tutto “consumato” a beneficio della persona da assistere.

Mentre invece sospendendo la tassazione all’atto dell’istituzione del vincolo ed applicandola solo quando i beni saranno attribuiti, sarà possibile applicare la corretta tassazione che sarà agevolata solo nella misura in cui beni in trust giungano alla persona da assistere senza salti di imposta o evasioni.

Vincenzo Stuppia



Dottore Commercialista e Revisore Legale. Registered Trust and Estate Practitioner. Professionista accreditato dall’Associazione il Trust in Italia.


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