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Consulenze società sportive

Il mondo sportivo è da sempre caratterizzato da una autonomia rispetto all’ordinamento statale in quanto persegue fini e scopi tipici di una realtà autonoma.

L’esercizio di una attività sportiva dilettantistica (agonistica e non) presuppone la costituzione di un soggetto giuridico avente i requisiti previsti in primo luogo dall’ordinamento sportivo e in secondo luogo dall’ordinamento statale.

I soggetti del mondo sportivo

L’attività sportiva può essere svolta mediante 2 diverse tipologie di enti:

  1. associazioni (con e senza personalità giuridica)
  2. società sportive di capitali (srl, spa, sapa) anche cooperative.

Requisito comune a tutti gli enti sportivi è la previsione statutaria dell’assenza dello scopo di lucro che deve caratterizzare l’attività sportiva dilettantistica (in alternativa allo scopo di lucro previsto per le attività sportive professionistiche). A corollario del divieto dello scopo di lucro vi è il divieto di distribuire utili tra i partecipanti e l’obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente in caso di scioglimento.

Lo status di soggetti sportivi dilettantistici è subordinato al riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI.

Per beneficiare delle agevolazioni fiscali gli enti sportivi devono trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate tramite il modello “EAS”, i dati e le notizie fiscalmente rilevanti al fine di consentire gli opportuni controlli.

Gli adempimenti iniziali

L’ente che intende costituirsi come associazione o società sportiva dilettantistica dovrà:

  • redigere lo statuto avendo cura che contenga:
    1. le indicazioni della legge 289/2002;
    2. le clausole previste dall’art. 148 TUIR;
    3. l’obbligo di conformarsi alle direttive del CONI;
  • procedere alla sua registrazione (nel caso di società provvede il notaio);
  • inviare il modello EAS nei sessanta giorni successivi alla costituzione.

Quale tipologia di ente sportivo scegliere?

La scelta del tipo di ente dipende in primo luogo dalla natura e rilevanza dell’attività sportiva concretamente posta in essere. Quindi le attività sportive che coinvolgono un numero limitato di sportivi ( associati e/o frequentatori) e/o rappresentano attività di non particolare rilievo economico possono essere gestite con lo strumento dell’associazione anche non riconosciuta, per contro le attività più complesse dal punto di vista economico e/o sportivo dovrebbero essere gestite con lo strumento della associazione riconosciuta o meglio con la società sportiva di capitali.

Altro elemento da tener presente nella scelta da operarsi riguarda la responsabilità patrimoniale personale di chi ha agito in nome e per conto dell’ente. Nelle associazioni non riconosciute i soggetti che hanno agito in nome e per conto dell’ente sono personalmente e solidalmente responsabili con l’ente per le obbligazioni contratte verso i terzi (autonomia patrimoniale imperfetta). Situazione completamente diversa si ravvisa in presenza di una società sportiva di capitali ( es. società a responsabilità limitata) dove vige il principio della autonomia patrimoniale perfetta (i soci rispondono solo per la quota di capitale sottoscritta). Tale differenza relativa alla responsabilità personale dei soci e associati può essere superata in corso d’opera mediante la trasformazione da associazione sportiva dilettantistica in società sportiva dilettantistica. A seguito della trasformazione tutte le situazioni giuridiche e sportive di carattere sostanziale e processuale si trasferiscono dalla associazione (trasformata) alla società sportiva dilettantistica di nuova costituzione, limitando nel contempo la responsabilità patrimoniale personale dei soci della società.

Luca Scarpa



Dottore Commercialista e
Revisore Legale.


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